Una vita dedicata alla Uisp, una vita dedicata alla passione per lo sport per tutti.
Sta tutto qui il motivo della premiazione che si è tenuta domenica 21 dicembre, alla palestra Perticale, nell’ambito del Saggio di Natale della Ginnastica ritmica Uisp Piombino. Destinatario del riconoscimento è Santo Pecorella, un volto storico del comitato piombinese. A lui il commissario Sergio Perugini ha consegnato, fra gli applausi del pubblico, una targa che ne testimonia il costante impegno al servizio dell’ente di promozione sportiva e dei valori.
Santo, quando è iniziata la sua avventura all’interno della Uisp?
È cominciata nel 1982, quando la sede era ancora a Casone Maresma e alla guida del comitato c’era il vecchio Aldo Bacci, al quale è stato poi dedicato il campo di calcio a 7 in località Cotone/Poggetto. Avevo 30 anni tondi tondi. A quel tempo andava molto il calcio a 11, io giocavo negli Amatori e la Uisp piombinese chiede ad alcune società la disponibilità di un referente che potesse aiutare l’associazione in diverse attività: a fare il calendario, occuparsi della disciplina, e via dicendo. Quasi tutti i miei compagni di squadra erano studenti universitari. Soltanto io e un altro ragazzo lavoravamo come operari ed eravamo stabili a Piombino. Per questo mi offri come referente.
E cosa faceva?
Quello di cui c’era bisogno. Ad esempio c’era necessità di trovare arbitri. E così mi sono messo a arbitrare. L’ho fatto per 25 anni. E poi ho continuato a occuparmi della Lega calcio, come responsabile della disciplina.
Quando ha smesso?
Sono andata avanti fino al Covid. La pandemia ci ha fatto chiudere e a quel punto mi sono sentito pensionato tanto che mi è passata un po’ la voglia. Contemporaneamente, si erano avvicinati alla sede alcuni giovani, e ho creduto opportuno passare a loro il testimone nella Uisp.
Cos’ha rappresentato per lei la Uisp?
Mi ha riempito la vita. Il mio tempo libero lo trascorrevo nella sede del Comitato. Qui ho fatto tante amicizie, ho girato come arbitro i paesi limitrofi e, insomma, sono stato bene per più di trent’anni.
E di questo premio, cosa ne pensa? Le fa piacere?
Certamente. Credo, tuttavia, che sia più un merito per l’uomo che sono stato nella Uisp piuttosto che un riconoscimento sportivo. Alla Uisp e alle persone che qui ho incontrato, mi lega una grande amicizia, al di là dei dissapori che possono esserci stati negli anni. Ma quelli ci sono in tutte le famiglie.


